Italian utopias that I never heard of.

*Man, you learn something new every day.

It's the 1500s, so everybody's doing it

(...)

I più antichi precursori di quella che sarebbe divenuta la letteratura fantascientifica - quasi tutti nel filone che oggi si definirebbe fantapolitico[14] - possono più facilmente essere rintracciati nei viaggi fantastici e nell'utopia rinascimentale[2] del Cinque-Seicento.[8] Sarebbe stata infatti L'Utopia (1516) dell'inglese Tommaso Moro - tradotta dal latino da Ortensio Lando e pubblicata a Venezia nel 1548 da Anton Francesco Doni[15] - a fare da trampolino di lancio per la letteratura fantastico-fantascientifica italiana.[14] Non si tratta di una normale narrativa avventurosa o favolistica, ma anzi di una letteratura considerata "progressista e rivoluzionaria rispetto alle strutture sociali, alla mentalità e al contesto storico del tempo".[14]
A questa categoria di opere appartengono almeno 150 romanzi e un gran numero di racconti,[14] a partire da I mondi del già citato Anton Francesco Doni (1552),[16] in cui narra di una società anarchico-comunista influenzata da Moro e con reminiscenze della Repubblica platonica, La città felice di Francesco Patrizi (1553),[17] L'isola di Narsida di Matteo Buonamico (1572),[18] La repubblica immaginaria di Ludovico Agostini (1583-90) e il più celebre La città del Sole di Tommaso Campanella (1602), in cui gli abitanti hanno abolito la proprietà privata mettendo in comune tutto (donne comprese) e credono nella religione naturale, non nel cristianesimo storico;[2] seguono La repubblica d'Evandria di Ludovico Zuccolo (1625),[19] La repubblica regia di Fabio Albergati (1627) e La repubblica delle api[20] di Giovanni Bonifacio (1627).[8]

Del 1670 è un testo fondamentale per i futuri romanzi sui viaggi spaziali, il Prodromo, del gesuita Francesco Lana de Terzi, che comprende il primo studio sulle possibilità del volo umano nello spazio a bordo di una nave volante.[14]